Il Kung fu

Sovente il Kung Fu viene diviso in stili del nord e stili del sud; stili interni e stili esterni; stili morbidi e stili duri ecc. ma queste differenziazioni, così nette e perentorie, non sono altro che banali tentativi semplificativi  con i quali si tenta di rappresentare realtà molto più articolate. Il Kung Fu ed i suoi stili sono molto più di questo, di gran lunga molto più di questo. Il Kung Fu è l’espressione con la quale l’uomo pone se stesso in armonia con il mondo che lo circonda, e questa armonia la si può raggiungere solo attraverso un “duro lavoro”, un “lavoro ben fatto”. Scindere l’uomo dalla sua interiorità è impresa impossibile, come impossibile è separare il Kung Fu in interno ed esterno. Più opportuno è parlare di “percorso” che procede dall’ interno verso l’esterno, o viceversa.

D’altronde, la medesima “via” porta sempre in due posti opposti.

Gran parte degli stili di Kung Fu, hanno origine molti secoli fa dalla attenta osservazione della natura, e nel contesto naturale trovano la loro affermazione. Ogni tecnica, ogni posizione è l’assoluta mediazione tra l’essere e l’ambiente circostante. Tutti i movimenti presenti negli stili tradizionali rispettano questo principio.

Per molti anni si è ritenuta la pratica del Kung Fu un qualcosa di violento di pericoloso, a tal punto che in alcuni Stati ne è stata vietata la diffusione. In Cina, terra in cui questa Arte Marziale è nata, in anni relativamente recenti ne era stata bandita la pratica, pensando di sostituirla con la codificazione di movimenti simili, ma più vicini alla ginnastica e alla pratica circense. Gesti nei quali si poneva l’attenzione alla mera difficoltà di esecuzione piuttosto che l’efficacia del gesto tecnico eseguito. Questo provvedimento, se pur imposto dalle massime cariche dello Stato, non è riuscito ad eliminare quello che una cultura millenaria era stata capace di generare.

Per avvicinarsi al Kung Fu possedere doti fisiche aiuta certamente, ma non è indispensabile. Prioritaria è la disponibilità al sacrificio che è necessaria per sostenere i lunghi estenuanti allenamenti. L’umiltà di capire che qualcun altro ha da insegnare, la costanza nel provare e riprovare le tecniche che di volta in volta vengono rivelate, la pazienza di aspettare il momento in cui ne verrà rivelata un’altra sino a quel momento sconosciuta.

Il confronto con l’altro non è il fine, bensì il mezzo con cui misurare il livello di abilità raggiunto.

Attraverso il combattimento che il praticante promette di svolgere con “forza” e “lealtà” c’è la continua ricerca della conoscenza di se stessi. Pertanto, il fine ultimo del praticante di Kung Fu non è l’abbattimento dell’avversario, ne l’affermazione della propria forza ma bensì il raggiungimento della propria consapevolezza.

“…Conoscere gli altri, è saggezza; ma conoscere se stessi è saggezza superiore. Imporre la propria volontà agli altri, è forza; ma imporla a se stessi, è forza superiore. Essere sufficienti per se stessi è la vera ricchezza; governare se stessi è il vero carattere…” ( Tao Te Ching-Lao Tzu ).

M° Fabio Freni

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